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venerdì 31 maggio 2024

Colella maestro di napoletanità (sbagliata)!

 Colella maestro di napoletanità (sbagliata)!

Cari lettori, care lettrici, se nemmeno il Magnifico Rettore dell'Università San Gennarino, Maestro indiscusso di 'napoletanità' conosce la differenza tra apice e apostrofo, e non sa scrivere gli articoli in dialetto... il nostro napoletano è alla frutta. 


Abbiamo in un post precedente già segnalato lo stesso erroraccio nei bellissimi manifesti del Gambrinus firmati 'Totò" (pace all'anima sua), e ancora prima abbiamo spiegato come non incorrere in questo terribile errore grammaticale: esattamente qui


Di seguito alleghiamo gli erroracci del Magnifico, sperando in una loro correzione prossima. 






mercoledì 11 novembre 2020

'O sciuscià

 'O sciuscià


Chi non si sarà mai chiesto cosa voglia dire sciuscià? Sciuscià è il nome utilizzato per indicare i lustrascarpe a Napoli nella prima metà del '900. Ancora oggi, in alcuni periodi dell'anno come la primavera o l'autunno, è possibile trovare in alcune vie della città questa figura, come accade ad esempio in via Roma. Ma cosa vuol dire esattamente sciuscià? 

Secondo quanto afferma Curzio Malaparte nel romanzo La pelle, ambientato a Napoli durante la seconda guerra mondiale, esso non sarebbe altro che una storpiatura dell'inglese shoe shine (scioscià). Inteso come esclamazione il termine significa "la scarpa brilla", mentre utilizzato come sostantivo prende il significato proprio di "lustrascarpe".




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Cari lettori, 'O napulitano, il (ragazzo) napoletano, è un blog fondato nel 2015, e che a fasi alterne è attivo ancora oggi. Esso nasce dalla curiosità e dall'amore nei confronti del proprio dialetto. Senza alcuna pretesa 'didattica' in questo spazio si riportano i ragionamenti sulle espressioni più curiose che capitano all'orecchio del fondatore o dei suoi amici. A questi sono affiancati, di tanto in tanto, post con testi poetici, osservazioni sulla lingua scritta, e indicazioni sulla corretta scrittura, tutto ovviamente ancora lungo la linea del buon napoletano.  

Per qualunque tipo di segnalazione o commento, oltre allo spazio lasciato qui sotto, potete scrivere a: perrone.anto@hotmail.com, o cercare su Facebook Antonio Perrone; è infatti possibile pubblicare post e approfondimenti a nome di altri, utilizzando questo blog come un luogo di condivisione pubblica. 

Vi ringrazio per la vostra attenzione e per il vostro sostegno. 

AP







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sabato 27 giugno 2020

Due testi in dialetto

Due testi inediti in dialetto 





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domenica 2 giugno 2019

Ronfare

Ronfo... Ronfare! 


Chi di noi non ha mai provato fastidio nei confronti di chiunque disturbasse il nostro sonno russando al massimo volume? STAJE RONFANNE COMME A NU PUORCO! verrebbe da gridargli, ma cosa vuol dire ronfare in napoletano

Come già visto precedentemente, ronfare rientra in quella categoria di parole che derivano direttamente dal francese, dove russare si dice ronfler, e il singolo atto del russare è il ronfle, ovvero il nostro runfo








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venerdì 8 febbraio 2019

La batracomiomachia napoletana

Qui di seguito segnalo il link all'ebook della traduzione in napoletano della Batracomiomachia pseudo omerica, attuata da Nunziante Pagano. 




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sabato 10 novembre 2018

'A pernacchia!

'A PERNACCHIA

La pernacchia, ovvero il peto imitato con la bocca. L'etimologia di questo nome è da ricercare nel latino vernaculum (derivato a sua volta da verna, lo schiavo domestico), terminologia che sta appunto ad indicare ciò che è "volgare", dunque "scurrile". 

I fenomeni fonetici che portano alla creazione della parola moderna li abbiamo già anticipati nelle prime lezioni, ma è importante ricordarli brevemente: 

  1. vernaculum --> vernaclum (sincope)
  2. vernaclum --> vernacchium (vedasi la lezione sui nessi consonantici al seguente link)
  3. vernacchium-->vernacchio (per caduta della consonante finale nel latino volgare)
  4. vernacchio->vernacchia/pernacchia







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venerdì 9 novembre 2018

'A bella mbriana

'A bella mbriana

Ogni Napoletano conosce a menadito la leggenda della bella mbriana, che infatti non racconterò, soffermandomi come al solito sulla derivazione linguistica di un sintagma tanto strano! Che cosa vuol dire "bella mbriana"
Secondo l'ipotesi più accreditata, mbriana sarebbe la forma sincopata di meridiana, ovvero il tipico orologio degli antichi. Il collegamento sarebbe ancora dovuto a una espansione di senso, giacché meridiana deriva da meridies, ovvero mezzogiorno, l'ora in cui il calore del sole (e della casa?) si fa più sentire, ma non solo! Orario, soprattutto, in cui è possibile vedere quelle "senghe" di luce che si affacciano con prepotenza penetrando le fessure delle tapparella, tipica manifestazione, nella credenza popolare, proprio dello spiritello benefico (immaginate: un fascio di luce improvviso che illumina i pulviscoli di polvere danzanti nel nulla, creando un momento di particolare bellezza visiva). 






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martedì 6 novembre 2018

ll'aneme d''o priatorio

ll'aneme d''o priatorio

A quanti di noi è capitato di imbatterci, per i vicoli della città, in una di quelle edicole sacre che la gente del posto costruisce per i propri cari defunti? Il web (e anche wikipedia!) ne è ormai pieno. 
Noi qui non ci occuperemo delle edicole sacre in generale, trattandosi di un blog specificamente linguistico, ma di un solo particolare tipo di questi piccoli sacrari, quelli che vengono comunemente chiamati ll'aneme d''o priatorio, alla lettera le anime del pregatorio/purgatorio (ambivalenza dovuta ovviamente a una torsione linguistica, giacché in napoletano priare è pregare, e non certo purgare). 

Una cosa che mi sono sempre chiesto fin da bambino è perché quelle povere animelle fossero rappresentante come agonizzanti in un un fuoco perpetuo. Sembravano più dannati che penitenti... Ecco allora che pochi anni dopo, a scuola, la risposta mi venne da Dante:

vedrai li antichi spiriti dolenti, ch’a la seconda morte ciascun grida;        e vederai color che son contenti nel foco, perché speran di venire quando che sia a le beate genti.

In Inferno I 116-120, Virgilio parla delle anime che, alla lettera, sono contente di stare nel fuoco, perché hanno la speranza di salire al paradiso una volta scontata la propria colpa (e altri riferimenti ci saranno ovviamente nel Pugratorio vero e proprio). 
Secondo la religione cattolica-popolare, infine, è risaputo che le anime del purgatorio possano ricevere uno "sconto" alla propria condanna grazie alle preghiere dei propri cari in vita. 
Ecco che allora ci spieghiamo la deformazione linguistica! Le anime del purgatorio diventano quelle del "pregatorio" per una sorta di espansione semantica del sintagma che vede collegate purga e preghiera in un rapporto di causa-effetto. Mi è stato difficilissimo ricostruirlo. 




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Accortenza o Accortezza?

Accortenza o accortezza?


Riprendendo una delle "lezioni" più seguite su questo blog, ovvero quella sullo "stare accorti", ragionavo sul fatto che alla stessa etimologia del verbo è legato un altro comunissimo errore partenopeo. Si dice accortezza o accortenza? 
La risposta è, cacofonicamente, la seconda, accortezza, col suffisso latino dei sostantivi in -itia. La lingua napoletana, nella sua straordinaria musicalità e capacità inventiva, propende invece per la forma accortenza, col suffisso latino dei sostantivi in -entia, forma dunque irregolare ma che ha riscosso molto successo se, per esempio, guardiamo all'articolo pubblicato dal napolitoday sulle elezioni comunali del 2013: 

Ma, quando un elettore si reca alle urne deve sempre fare molta attenzione ed esprimere il proprio voto con accortenza per essere così certo che il voto sia valido (cit. da NapoliToday del 23 maggio 2013).

Insomma noi Napoletani ci mettiamo sempre del "nostro", ma bisogna purtroppo ammettere che la forma tanto in voga in Campania è invero una torsione di una forma italiana regolamentata. 




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giovedì 23 marzo 2017

Sei un roito!

Cosa vuol dire roito?

Roito, in napoletano "ces*o", "brutto", "orribile", spesso riferibile a persone e/o più raramente animali, è un prestito del dialetto genovese, dove la stessa parola è una storpiatura di rutto.




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lunedì 20 marzo 2017

Lezione orale di napoletano #2


Lezione orale di napoletano #2

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giovedì 16 marzo 2017

Lezione orale di napoletano #1

Lezione orale di napoletano #1



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domenica 11 dicembre 2016

'o babbà

'o babbà


Il babà, ovvero il tipico dolce napoletano. Vi siete mai chiesti cosa significhi questa parola? Ebbene la sua etimologia è da ravvisare ancora una volta nell'arabo, baba, che vuol dire papà (forse per la sua forma che ricorda l'apparato maschile?). 
Altre testimonianze farebbero invece risalire il dolce al francese baba, ovvero vecchia, o ancora al polacco baba drozdzowa, nonna lievitata. 




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domenica 4 dicembre 2016

Inciarmare

Inciarmare

Inciarmare, in napoletano "spettegolare, inciuciare, architettare qualcosa", deriva dal francese (en)charmer "affascinare, incantare, stregare", con un evidente allargamento di significato in senso negativo.



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lunedì 19 settembre 2016

'a cenneriera

Pronunciato cennriera, deriva dal francese cendriere, con assimilazione della "d" nella "n". 




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mercoledì 10 febbraio 2016

Esposito... 'Sposito!

Esposito Sposito

Due dei cognomi più diffusi nell'area campana, Espòsito e Sposìto. Vediamo come e perché sono in realtà la stessa cosa.

Esposito in dialetto è spesso pronunciato Spòsito, senza la E iniziale. Questo porta chiaramente a delle confusioni di tipo ortografico, soprattutto quando una persona è semianalfabeta.

Poniamo il caso del frequentissimo Pasquale Esposito, secondo le indicazioni di cui sopra sarebbe pronunciato "Me chiamme Pasqual(e)spòsito". Questa frase, se posta su foglio (nel caso di una firma, ad esempio) porterebbe ad un unico dubbio: La E appartiene a Pasquale o ad Esposito? E poiché è molto più plausibile confondere un cognome piuttosto che un nome (Pasqual?), ecco spiegata la nascita della variante Sposito, che per naturale accentazione della lingua italiana e napoletana (che raramente vogliono l'accento sulla prima sillaba) diventerà poi Sposìto



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martedì 9 febbraio 2016

Cosa significa Posillipo?

Etimologia di Posillipo

Come molte zone della nostra città, il nome di questa prende origine dal greco: Pausilypon (e non pausylipon come spesso sbagliano a scrivere), una parola formata da due sostantivi; Pause e Lypon, ovvero cessazione dei dolori (forse per la bellezza del luogo?). 



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lunedì 8 febbraio 2016

Margellina... Mergellina?

Margellina o Mergellina?

Domanda alla quale si è soliti rispondere: "In napoletano si dice Margellina, in italiano Mergellina", ma perché? Un altro fenomeno di ipercorrettismo? No, questa volta la forma storicamente corretta sarebbe la prima! Vediamo perché:

Etimologicamente il nome Margellina deriverebbe dal latino mar jallinus, ovvero mare cristallino, da cui poi Margellina (storpiato in italiano in Mergellina secondo fenomeni linguistici che non approfondiremo ora). 



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sabato 6 febbraio 2016

Piazza Càvour... Piazza Cavoùr?

Ipercorrettismo 

Il napoletano è un dialetto che tendenzialmente accenta tutte le sillabe in fine di parola, soprattutto nelle parole straniere (computer -> computèr, pikachu -> pikachù ecc). Questo comporta che, quando un napoletano di lingua medio bassa, vuole pronunciare queste stesse parole in italiano corretto, ritrae l'accento.
Ci sono però dei casi in cui questa volontà di correggersi (appunto l'ipercorrettismo) porta a compiere l'errore opposto, cioè non accentare sull'ultima sillaba parole che di regola, invece, vanno accentate. Per cui:

Piazza Cavoùr, e non Piazza Càvour
Hotèl, e non Hòtel

Giusto per citare i due errori più frequenti.



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Cari lettori, 'O napulitano, il (ragazzo) napoletano, è un blog fondato nel 2015, e che a fasi alterne è attivo ancora oggi. Esso nasce dalla curiosità e dall'amore nei confronti del proprio dialetto. Senza alcuna pretesa 'didattica' in questo spazio si riportano i ragionamenti sulle espressioni più curiose che capitano all'orecchio del fondatore o dei suoi amici. A questi sono affiancati, di tanto in tanto, post con testi poetici, osservazioni sulla lingua scritta, e indicazioni sulla corretta scrittura, tutto ovviamente ancora lungo la linea del buon napoletano.  

Per qualunque tipo di segnalazione o commento, oltre allo spazio lasciato qui sotto, potete scrivere a: perrone.anto@hotmail.com, o cercare su Facebook Antonio Perrone; è infatti possibile pubblicare post e approfondimenti a nome di altri, utilizzando questo blog come un luogo di condivisione pubblica. 

Vi ringrazio per la vostra attenzione e per il vostro sostegno. 

AP




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venerdì 5 febbraio 2016

Lotamma, chiavicumma, spaccimma!

I suffissi -amma, umma, imma

In napoletano, come in italiano, il dispregiativo si forma con l'aggiunta di suffissi, vediamone alcuni esempi:

Lota -> Lotamma
Chiavica -> Chiavicumma
Spaccio -> Spaccimma
Zuzzo -> Zuzzimma



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