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venerdì 12 agosto 2022

Arrassusì

Arrassusì


 Arrassusì ca tu... 

Arrassusì ca nun te vene bbona


Cosa vuol dire arrassusì, formula di scongiuro per allontanare l'idea di un male imminente? La risposta la si trova nell'antico napoletano, dove ricorre la formula arrasso sia, ovvero 'stia lontano'. 

Un esempio lo si può trovare nell'Eneide napoletana di Nicola Stigliola (1699): «[...] Uh mamma mia, Tanta collera ’n Cielo? Arrasso sia!»


In breve, arrassusì, formula avverbializzata di arrasso sia significa semplicemente "Dio ce ne scampi". 



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Cari lettori, 'O napulitano, il (ragazzo) napoletano, è un blog fondato nel 2015, e che a fasi alterne è attivo ancora oggi. Esso nasce dalla curiosità e dall'amore nei confronti del proprio dialetto. Senza alcuna pretesa 'didattica' in questo spazio si riportano i ragionamenti sulle espressioni più curiose che capitano all'orecchio del fondatore o dei suoi amici. A questi sono affiancati, di tanto in tanto, post con testi poetici, osservazioni sulla lingua scritta, e indicazioni sulla corretta scrittura, tutto ovviamente ancora lungo la linea del buon napoletano.  

Per qualunque tipo di segnalazione o commento, oltre allo spazio lasciato qui sotto, potete scrivere a: perrone.anto@hotmail.com, o cercare su Facebook Antonio Perrone; è infatti possibile pubblicare post e approfondimenti a nome di altri, utilizzando questo blog come un luogo di condivisione pubblica. 

Vi ringrazio per la vostra attenzione e per il vostro sostegno. 

AP









domenica 22 maggio 2022

Il Gambrinus sbaglia il napoletano

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 Il bar più famoso di Napoli non conosce il napoletano


Ecco l'immagine di una poesia di Totò che si trova all'entrata principale del Gambrinus. In rosso abbiamo evidenziato gli errori: vi ricordano qualcosa? 


Abbiamo dedicato al problema la lezione precedente: qui




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domenica 24 aprile 2022

Nel napoletano non esiste il verbo dovere


                                                                            prosa 3.

Nel napoletano non esiste il verbo dovere, e la necessità si esprime con l’aiuto del latino: have’ ’a. Il dialetto più antico d’Italia, figlio di Roma e di Grecia, non conosce l’urgenza del fare. Il parlante medio, ignaro di questa lacuna, confonde così obbligo e possibilità: si havessa, ch’avessa, nunn havessa, possiedono allo stesso tempo il significato di dovere e potere. 
Il napoletano ha una grammatica rigida, ma è filologicamente scorretto. I suoi principi sono quelli della poesia: il ritmo, l’immagine, l’ambiguità del significato. È per questo che alla lengua nostra manca anche il verbo ‘amo’, poiché difettando nel condizionale, confonde il desiderio con l’eventuale.

                                                                                                                               Antonio Perrone









Le altre prose, non dedicate al dialetto, si trovano qui.



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mercoledì 11 novembre 2020

'O sciuscià

 'O sciuscià


Chi non si sarà mai chiesto cosa voglia dire sciuscià? Sciuscià è il nome utilizzato per indicare i lustrascarpe a Napoli nella prima metà del '900. Ancora oggi, in alcuni periodi dell'anno come la primavera o l'autunno, è possibile trovare in alcune vie della città questa figura, come accade ad esempio in via Roma. Ma cosa vuol dire esattamente sciuscià? 

Secondo quanto afferma Curzio Malaparte nel romanzo La pelle, ambientato a Napoli durante la seconda guerra mondiale, esso non sarebbe altro che una storpiatura dell'inglese shoe shine (scioscià). Inteso come esclamazione il termine significa "la scarpa brilla", mentre utilizzato come sostantivo prende il significato proprio di "lustrascarpe".




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mercoledì 14 agosto 2019

‘O mariuolo!

MARIUOLO

Termine attestato in Machiavelli, Manzoni e Collodi, nonché ovviamente nel Napoletano Marino (dunque a partire dal Cinque-Seicento), sia nella forma di cui il titolo, sia senza dittongamento “marïolo”.

Di etimologia incerta, potrebbe derivare dallo spagnolo marrullero, o ancora dal latino tardo malevolum->marevolum (per dissimilazione)->mareolum (con caduta di v)-> mareolo-> (con tipica caduta di desinenza finale). 


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domenica 2 giugno 2019

Ronfare

Ronfo... Ronfare! 


Chi di noi non ha mai provato fastidio nei confronti di chiunque disturbasse il nostro sonno russando al massimo volume? STAJE RONFANNE COMME A NU PUORCO! verrebbe da gridargli, ma cosa vuol dire ronfare in napoletano

Come già visto precedentemente, ronfare rientra in quella categoria di parole che derivano direttamente dal francese, dove russare si dice ronfler, e il singolo atto del russare è il ronfle, ovvero il nostro runfo








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