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mercoledì 14 agosto 2019

‘O mariuolo!

MARIUOLO

Termine attestato in Machiavelli, Manzoni e Collodi, nonché ovviamente nel Napoletano Marino (dunque a partire dal Cinque-Seicento), sia nella forma di cui il titolo, sia senza dittongamento “marïolo”.

Di etimologia incerta, potrebbe derivare dallo spagnolo marrullero, o ancora dal latino tardo malevolum->marevolum (per dissimilazione)->mareolum (con caduta di v)-> mareolo-> (con tipica caduta di desinenza finale). 


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Cari lettori, 'O napulitano, il (ragazzo) napoletano, è un blog fondato nel 2015, e che a fasi alterne è attivo ancora oggi. Esso nasce dalla curiosità e dall'amore nei confronti del proprio dialetto. Senza alcuna pretesa 'didattica' in questo spazio si riportano i ragionamenti sulle espressioni più curiose che capitano all'orecchio del fondatore o dei suoi amici. A questi sono affiancati, di tanto in tanto, post con testi poetici, osservazioni sulla lingua scritta, e indicazioni sulla corretta scrittura, tutto ovviamente ancora lungo la linea del buon napoletano.  

Per qualunque tipo di segnalazione o commento, oltre allo spazio lasciato qui sotto, potete scrivere a: perrone.anto@hotmail.com, o cercare su Facebook Antonio Perrone; è infatti possibile pubblicare post e approfondimenti a nome di altri, utilizzando questo blog come un luogo di condivisione pubblica. 

Vi ringrazio per la vostra attenzione e per il vostro sostegno. 

AP

venerdì 8 febbraio 2019

La batracomiomachia napoletana

Qui di seguito segnalo il link all'ebook della traduzione in napoletano della Batracomiomachia pseudo omerica, attuata da Nunziante Pagano. 




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mercoledì 23 gennaio 2019

Esperimenti di poesia #2

J-o




Je te mette 'o scuro 'n faccia
'a capa sotto 'o velo
vulesse nun capisse 
ma tu capisce ‘o stesso

Tiene 'll’uocchie 'e na iatta 
tu ce vide 'nda notte
scuse 'e ppezze 'a 'nd’’e ttoppe 
e m’’e 'zzicche a ddoje 'n fronte

'A 'nd’’o suonno m’’ê itte
je te mette sti ppezze
ca so ddoje fenestelle 
si bbuó 'e 'nzierre o 'e scuvierchie
tanto già si 'ccecato.








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lunedì 21 gennaio 2019

Esperimenti di poesia #1

Clicca sul logo qui sotto 
(testo in didascalia)




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venerdì 9 novembre 2018

Me fanne male 'e cianche

Me fanne male 'e cianche


Lo buon maestro ancor de la sua anca 
non mi dipuose, sì mi giunse al rotto 
di quel che si piangeva con la zanca.    



In Inferno XIX, 43-45, scrive di un dannato che si lamenta con "la zanca" ovvero con le sue gambe. Vocabolo di origine iraniana, che approda nelle lingue neolatine tramite i contatti commerciali con la Persia, permane ancora oggi nella lingua napoletana col significato di "fianco", espansione metonimica che indica un dolore addominale, spesso causato da grasse risate. 




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domenica 11 dicembre 2016

'o babbà

'o babbà


Il babà, ovvero il tipico dolce napoletano. Vi siete mai chiesti cosa significhi questa parola? Ebbene la sua etimologia è da ravvisare ancora una volta nell'arabo, baba, che vuol dire papà (forse per la sua forma che ricorda l'apparato maschile?). 
Altre testimonianze farebbero invece risalire il dolce al francese baba, ovvero vecchia, o ancora al polacco baba drozdzowa, nonna lievitata. 




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giovedì 8 dicembre 2016

Accattare

Accattare

Accattare, ovvero "comprare" è molto spesso (ed erroneamente) associato al verbo greco ktaomai, che vuol dire proprio "comprare". Tuttavia la sua etimologia è da ravvisare nel più vicino francese, dove lo stesso verbo è reso quasi identicamente: acheter. 



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domenica 4 dicembre 2016

Il napoletano e il francese

Il napoletano e il francese 


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lunedì 19 settembre 2016

'a cenneriera

Pronunciato cennriera, deriva dal francese cendriere, con assimilazione della "d" nella "n". 




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mercoledì 10 febbraio 2016

Esposito... 'Sposito!

Esposito Sposito

Due dei cognomi più diffusi nell'area campana, Espòsito e Sposìto. Vediamo come e perché sono in realtà la stessa cosa.

Esposito in dialetto è spesso pronunciato Spòsito, senza la E iniziale. Questo porta chiaramente a delle confusioni di tipo ortografico, soprattutto quando una persona è semianalfabeta.

Poniamo il caso del frequentissimo Pasquale Esposito, secondo le indicazioni di cui sopra sarebbe pronunciato "Me chiamme Pasqual(e)spòsito". Questa frase, se posta su foglio (nel caso di una firma, ad esempio) porterebbe ad un unico dubbio: La E appartiene a Pasquale o ad Esposito? E poiché è molto più plausibile confondere un cognome piuttosto che un nome (Pasqual?), ecco spiegata la nascita della variante Sposito, che per naturale accentazione della lingua italiana e napoletana (che raramente vogliono l'accento sulla prima sillaba) diventerà poi Sposìto. 



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martedì 9 febbraio 2016

Cosa significa Posillipo?

Etimologia di Posillipo

Come molte zone della nostra città, il nome di questa prende origine dal greco: Pausilypon (e non pausylipon come spesso sbagliano a scrivere), una parola formata da due sostantivi; Pause e Lypon, ovvero cessazione dei dolori (forse per la bellezza del luogo?). 



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sabato 6 febbraio 2016

Piazza Càvour... Piazza Cavoùr?

Ipercorrettismo 

Il napoletano è un dialetto che tendenzialmente accenta tutte le sillabe in fine di parola, soprattutto nelle parole straniere (computer -> computèr, pikachu -> pikachù ecc). Questo comporta che, quando un napoletano di lingua medio bassa, vuole pronunciare queste stesse parole in italiano corretto, ritrae l'accento.
Ci sono però dei casi in cui questa volontà di correggersi (appunto l'ipercorrettismo) porta a compiere l'errore opposto, cioè non accentare sull'ultima sillaba parole che di regola, invece, vanno accentate. Per cui:

Piazza Cavoùr, e non Piazza Càvour
Hotèl, e non Hòtel

Giusto per citare i due errori più frequenti.



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venerdì 5 febbraio 2016

Lotamma, chiavicumma, spaccimma!

I suffissi -amma, umma, imma

In napoletano, come in italiano, il dispregiativo si forma con l'aggiunta di suffissi, vediamone alcuni esempi:

Lota -> Lotamma
Chiavica -> Chiavicumma
Spaccio -> Spaccimma
Zuzzo -> Zuzzimma



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