venerdì 3 aprile 2015

L'infinito di Leopardi... in napoletano!

L'infinito in napoletano

Semp amico m’è stato stu colle sulagno,
e chesta fronna, ca nun me fa vedè
l’ultema parte 'e stu orizzonte.
Ma mentre m’assetto e me mett’a guardà,
Je me mette a penzà
a spazzi senza fina areto 'a chella,
e a silenzie esaggerate, e pace senza funno;
'a d’’o core pe ppoco 'n se mette 'a ppaura.
E comme sente 'o viento sciuscià mmieze a sti ppiante,
je paragono nu silenzio sterminato a chesta voce:
e m’arricorde d’’a morte
e d’’o tiempe ch’è muorto
e d’’o tiempe 'e mo, ch’è vivo,
e d’’o rummore ch’isso fa.
E accussì a capa mia s’affoga dint’’a stu nniente:
e a me m’è ddoce affunnà mmieze a stu mare.


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Cari lettori, 'O napulitano, il (ragazzo) napoletano, è un blog fondato nel 2015, e che a fasi alterne è attivo ancora oggi. Esso nasce dalla curiosità e dall'amore nei confronti del proprio dialetto. Senza alcuna pretesa 'didattica' in questo spazio si riportano i ragionamenti sulle espressioni più curiose che capitano all'orecchio del fondatore o dei suoi amici. A questi sono affiancati, di tanto in tanto, post con testi poetici, osservazioni sulla lingua scritta, e indicazioni sulla corretta scrittura, tutto ovviamente ancora lungo la linea del buon napoletano.  

Per qualunque tipo di segnalazione o commento, oltre allo spazio lasciato qui sotto, potete scrivere a: perrone.anto@hotmail.com, o cercare su Facebook Antonio Perrone; è infatti possibile pubblicare post e approfondimenti a nome di altri, utilizzando questo blog come un luogo di condivisione pubblica. 

Vi ringrazio per la vostra attenzione e per il vostro sostegno. 

AP



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4 commenti:

  1. E' uno scempio. L'infinito di Leopardi non si traduce, non si reinterpreta e non si spiega. E' un'opera di tale portata che va lasciata cosi com'è, alla stregua di un dipinto di Botticelli o una scultura di Michelangelo.

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  2. Pessima traduzione. Salta tutta la musicalità,

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