domenica 14 febbraio 2021

Antonio Perrone legge Raffaele Bruno

 Antonio Perrone legge Raffaele Bruno





Testo:


Testo di Raffaele Bruno, Scognamiglio.

Maronna ca staje 'n cielo
Cu 'e mmane, sta butteglia
e nun staje 'nderra
Aiutami a 'rrapi’
ma nun me ne 'mporte
'O ssaccio ca nun pozze bere
'A sete quann’arriva
Sulo cheste voglio fa’
nun 'nzerra maje 'a porta
Nu surzo aroppo a n’ato
ca guarda e se ne va
Accussì fore 'a sta chiesa
Pozze jastemma’
Maronna ca staje 'n cielo e nun staje 'nderra
'A vide a chesta gente
Ma tutte sti ppreghiere
Aiuteme a 'rrapi’ chesta butteglia 'e vino
vuje che dicite a ffa’
Ccà fa fridde
'O saccio ca tengo l’epatite, 'o diabete,
nun pozze bere Ma a me, che me ne fotte
Gesù Criste? sta ccà fore
E io sto sulo
E fore a chesta chiesa fa ancora cchiù fridde
Ma che ce facite chiuse dinto a chesti quatte mure?
Ma quale pataterne iate prianne?
Me dicene sultanto:
Gesù Criste ata stise 'ncoppe a sti vasule gelate
Gesù Criste sta stise a ffianco a mme
tu ccà nun te può sta’
'E prievte ccà fore nun venene a pria’
Nun voglio cchiù prega’
Maronna ca stai 'n cielo
e nun staje 'nderra
Scinne â parte 'e vascio
e puorte na butteglia Na pillola e po’ n’ata
e penso mmanco tu
io nun me fermo cchiù Nisciuno se n’accorge
viene a vede’ 'e ssuore
Io nun te sto imploranno Si pure tu avuote
'a faccia â parte 'e llà
Maronna ca staje 'n cielo e nun staje 'nderra
Scinne â parte 'e vascio e vviene a vede’
ca si me vede l’abbruciane ll’uocchie
'A gente cu 'e regale ca s’aggira ca s’appileno 'o naso
Maronna ca staje ‘n cielo scinne! T’agge ditte scinne!
viene a vede’ 'e prievete
ca me vonno caccia’
viene a vede’ 'e ccriature ca me tireno 'e butteglie appriesso
viene a vede’ 'a barba 'e nu mese 'n faccia viene a vede’ 'e panne spuorche
Sto venenne io a ddu’ te
viene a vede’ 'e capille 'nzevate Scinne ccà!
E arapeme sta butteglia
Arapemmella mò
Ccà 'o munn’ stà fernenne
E io tengo ancora sete!
Io allucco comm’a cchè
Maronna nun me siente
Aspiette nu minuto



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Cari lettori, 'O napulitano, il (ragazzo) napoletano, è un blog fondato nel 2015, e che a fasi alterne è attivo ancora oggi. Esso nasce dalla curiosità e dall'amore nei confronti del proprio dialetto. Senza alcuna pretesa 'didattica' in questo spazio si riportano i ragionamenti sulle espressioni più curiose che capitano all'orecchio del fondatore o dei suoi amici. A questi sono affiancati, di tanto in tanto, post con testi poetici, osservazioni sulla lingua scritta, e indicazioni sulla corretta scrittura, tutto ovviamente ancora lungo la linea del buon napoletano.  

Per qualunque tipo di segnalazione o commento, oltre allo spazio lasciato qui sotto, potete scrivere a: perrone.anto@hotmail.com, o cercare su Facebook Antonio Perrone; è infatti possibile pubblicare post e approfondimenti a nome di altri, utilizzando questo blog come un luogo di condivisione pubblica. 

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mercoledì 11 novembre 2020

'O sciuscià

 'O sciuscià


Chi non si sarà mai chiesto cosa voglia dire sciuscià? Sciuscià è il nome utilizzato per indicare i lustrascarpe a Napoli nella prima metà del '900. Ancora oggi, in alcuni periodi dell'anno come la primavera o l'autunno, è possibile trovare in alcune vie della città questa figura, come accade ad esempio in via Roma. Ma cosa vuol dire esattamente sciuscià? 

Secondo quanto afferma Curzio Malaparte nel romanzo La pelle, ambientato a Napoli durante la seconda guerra mondiale, esso non sarebbe altro che una storpiatura dell'inglese shoe shine (scioscià). Inteso come esclamazione il termine significa "la scarpa brilla", mentre utilizzato come sostantivo prende il significato proprio di "lustrascarpe".




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sabato 27 giugno 2020

Due testi in dialetto

Due testi inediti in dialetto 





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domenica 9 febbraio 2020

Sto' ccà di Eduardo De Filippo



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giovedì 28 novembre 2019

Scommare di sangue

Scommare di sangue 


"T’aggia scummà 'e sanghe" ovvero "devo farti schiumare di sangue". 
La Scumma è difatti la schiuma (o la spuma): ‘o mare â fatte ‘a scumma. 

L’espressione vuol dunque significare "ti faccio sputare sangue" o giù di lì.


Secondo alcuni "scummare" o "scurmare" deriverebbe invece dal verbo italiano "scolmare" (ti scolmo) ovvero "rendere qualcosa meno colmo" (Treccani).
In questo caso significherebbe "Ti ammacco di sangue". 







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mercoledì 14 agosto 2019

‘O mariuolo!

MARIUOLO

Termine attestato in Machiavelli, Manzoni e Collodi, nonché ovviamente nel Napoletano Marino (dunque a partire dal Cinque-Seicento), sia nella forma di cui il titolo, sia senza dittongamento “marïolo”.

Di etimologia incerta, potrebbe derivare dallo spagnolo marrullero, o ancora dal latino tardo malevolum->marevolum (per dissimilazione)->mareolum (con caduta di v)-> mareolo-> (con tipica caduta di desinenza finale). 


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domenica 16 giugno 2019

Giambattista Basile, Lo cunto de li cunti


Introduzione a Vardiello, Trattenemiento quarto de la iornata primma. 

Cliccare sull'immagine sottostante




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