mercoledì 19 agosto 2015

Mannaggia...!

MANNAGG!

Mannaggia 'a culonna... Mannaggia 'o fruttaiuolo... Mannaggia a don Peppino! Insomma, una delle espressioni più colorite ed usate del nostro dialetto. Ma cosa significa -davvero- la parola mannaggia? 

Mannaggia è una "maledizione", nel senso che con questa parola si augura(va) del male alla persona seguita nella frase. Male n'aggia, ovvero male ne abbia, è l'etimologia di questa curiosa parola che, invero, ne è formata da tre. 



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Cari lettori, 'O napulitano, il (ragazzo) napoletano, è un blog fondato nel 2015, e che a fasi alterne è attivo ancora oggi. Esso nasce dalla curiosità e dall'amore nei confronti del proprio dialetto. Senza alcuna pretesa 'didattica' in questo spazio si riportano i ragionamenti sulle espressioni più curiose che capitano all'orecchio del fondatore o dei suoi amici. A questi sono affiancati, di tanto in tanto, post con testi poetici, osservazioni sulla lingua scritta, e indicazioni sulla corretta scrittura, tutto ovviamente ancora lungo la linea del buon napoletano.  

Per qualunque tipo di segnalazione o commento, oltre allo spazio lasciato qui sotto, potete scrivere a: perrone.anto@hotmail.com, o cercare su Facebook Antonio Perrone; è infatti possibile pubblicare post e approfondimenti a nome di altri, utilizzando questo blog come un luogo di condivisione pubblica. 

Vi ringrazio per la vostra attenzione e per il vostro sostegno. 

AP



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venerdì 24 aprile 2015

'o napulitano: L'infinito di Leopardi... in napoletano!

'o napulitano: L'infinito di Leopardi... in napoletano!: L'infinito in napoletano Semp amico m’è stato stu colle sulagno, e chesta fronna, ca nun me fa vedè l’ultema parte 'e stu orizz...







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mercoledì 22 aprile 2015

Nun sta bbuon... Nun sta bbon!

Nun sta bbuon... Nun sta bbon!


Un errore molto comune nel dialetto parlato è la confusione tra maschile e femminile in alcune frasi tipiche, come la sopracitata. 

Nun sta bbon -> femminile. Non sta bene LEI

Nun sta bbuon -> maschile. Non sta bene LUI.

 


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martedì 21 aprile 2015

capere, sucutare e ire

Il napoletano e il latino

Molte parole e molti verbi del nostro dialetto derivano, ovviamente, dal latino. Vediamone tre casi curiosi:

Capere, nun ce cape, ovvero non ci entra. Il verbo deriva dal latino capio, che vuol significare appunto prendere e contenere.

Sucutare/Secutare, Sucutalo! ovvero inseguilo. Il verbo deriva dal latino Sequor (secutus sum).

Ire, nun te ne ì! non te ne andare. Il verbo deriva dal latino ire, andare.

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lunedì 20 aprile 2015

Pappuliare, arricriare... spuzzuliare!

Pappuliare, arricriare... spuzzuliare! Il napoletano in cucina

Spieghiamo brevemente tre dei termini più utilizzati nelle cucine partenopee:

Pappuliare, riferito quasi esclusivamente al ragù, è una vera e propria onomatopea. Il ragù è pronto quando il rumore nella pentola è simile a uno scoppiettio.

Arricriare, originariamente Arricriarsi, ovvero ricrearsi, essere a tal punto soddisfatti di qualcosa che il corpo si rigenera, rinasce, s'arrecrea!

Spuzzuliare, dall'italiano spilluzzicare, ovvero assaggiare piccole quantità di cibo in maniera disordinata. 



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domenica 19 aprile 2015

Figlio 'e ntrocchia!

Figlio 'e ntrocchia, Ricchione... Vediamo velocemente l’etimologia di due degli insulti napoletani più diffusi

Ricchione, ovvero omosessuale: Ricchione deriva da orecchione, e fa riferimento all’uso di marinai e corsari di portare sugli orecchi dei pendagli simili a quelli degli uomini del Sud America (degli orecchini in pratica). Se a ciò si aggiunge che il dover stare mesi e mesi costretti in mare portava spesso ad episodi di omoerotismo… vien da sé spiegata l’origine del termine.


Figlio 'e ntrocchia , ovvero furbetto, figlio di donna di malaffare: Ntrocchia deriva dal latino intra oculos, tra gli occhi/negli occhi. 'O figlio 'e ntrocchia sarebbe quello che riesce a farti qualcosa negli occhi, ovvero sotto il naso, senza che tu possa accorgertene. 


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sabato 18 aprile 2015

Pucundria... puteca

Pucundria, puteca… ovvero il napoletano e il greco

Vediamo brevemente (ma già loabbiamo visto prima)l’origine greca di due dei termini più usati nel nostro dialetto!

Pucundria, ovvero tristezza, angoscia, profondo sentimento di depressione. Deriva dal greco ypochondrios, che alla lettera significa “da sotto il costato”, a sottolineare la provenienza di tale sentimento.


Puteca, ovvero negozio commerciale. Deriva dal greco apotheka, ovvero, “io ho deposto” .


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