martedì 14 aprile 2015

Piove... chiove!

Come si trasformano le parole italiane in napoletano?

Piove.. chiove. Piano… chiano. Piena… chiena! Vediamo oggi le parole che cominciano con il suono pj

Piove -> chiove. Il suono pj italiano diventa kj in napoletano.


Pjove, Kjove. Pjano, Kjano. E così via.


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Cari lettori, 'O napulitano, il (ragazzo) napoletano, è un blog fondato nel 2015, e che a fasi alterne è attivo ancora oggi. Esso nasce dalla curiosità e dall'amore nei confronti del proprio dialetto. Senza alcuna pretesa 'didattica' in questo spazio si riportano i ragionamenti sulle espressioni più curiose che capitano all'orecchio del fondatore o dei suoi amici. A questi sono affiancati, di tanto in tanto, post con testi poetici, osservazioni sulla lingua scritta, e indicazioni sulla corretta scrittura, tutto ovviamente ancora lungo la linea del buon napoletano.  

Per qualunque tipo di segnalazione o commento, oltre allo spazio lasciato qui sotto, potete scrivere a: perrone.anto@hotmail.com, o cercare su Facebook Antonio Perrone; è infatti possibile pubblicare post e approfondimenti a nome di altri, utilizzando questo blog come un luogo di condivisione pubblica. 

Vi ringrazio per la vostra attenzione e per il vostro sostegno. 

AP



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lunedì 13 aprile 2015

Scem... Sciem

I plurali in dialetto.

Se il napoletano parlato taglia quasi tutte le vocali a fine parola, come si fanno i plurali?   Semplicemente con l’articolo plurale (le, gli -> in napoletano sempre 'e)

'o capill -> 'e capill

Modificando la radice della parola, ad esempio: 

'o scem -> 'e sciem
'o per -> 'e pier
'o uaglion -> 'e uagliun.


Per ora limitiamoci a questi pochi esempi. Continuate a seguire il blog. 


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Cari lettori, 'O napulitano, il (ragazzo) napoletano, è un blog fondato nel 2015, e che a fasi alterne è attivo ancora oggi. Esso nasce dalla curiosità e dall'amore nei confronti del proprio dialetto. Senza alcuna pretesa 'didattica' in questo spazio si riportano i ragionamenti sulle espressioni più curiose che capitano all'orecchio del fondatore o dei suoi amici. A questi sono affiancati, di tanto in tanto, post con testi poetici, osservazioni sulla lingua scritta, e indicazioni sulla corretta scrittura, tutto ovviamente ancora lungo la linea del buon napoletano.  

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domenica 12 aprile 2015

Dante in dialetto!

Come tradurre in napoletano uno degli incipit più famosi di sempre:


Nel mezzo del cammin di nostra vita 
mi ritrovai per una selva oscura 
ché la diritta via era smarrita. 


Bell’e bbuono,
me truaje rint''a nu bosco 'o scuro 

ch’ero perze 'a strada bbona. 



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sabato 11 aprile 2015

Cazzimma... da dove viene?

Parole tipiche, parte 1

Parole tipiche del nostro dialetto. Vediamo come si scrivono e da dove nascono:

Accattare -> Comprare. Dal francese achater.

Azzo! (Azz oh!) -> Probabilmente dal tedesco Ach so! (esclamazione di meraviglia) e non, come molti pensano, dall’abbreviazione di /K/azzo.

Pacchero -> schiaffo. Dal greco pan cheir, tutta la mano/mano intera.

Cazzimma -> semplicemente /K/azzo+imma (per –imma vedi s/k/azzimma, /sh/paccimma ecc).


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venerdì 10 aprile 2015

Scritto e parlato (seconda parte)

Scritto e parlato (seconda parte)

'Ncoppa o 'ngoppa? iette o jette? È iuto o è juto?

Come spiegato nel precedente articolo, molto spesso parlato e scritto non coincidono nel dialetto napoletano, e molte parole possono assumere forme diverse. Vediamone altre:

'Ngoppa, nel dialetto parlato, sopra. Nel dialetto scritto 'Ncoppa.

I jett''a casa mia, nel dialetto parlato, io me ne andai a casa. Nel dialetto scritto Ij iette 'a casa mia.


NB: Jette, nello scritto, è il verbo gettare (non andare) -> Ij jette na carta, io getto una carta.



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giovedì 9 aprile 2015

Io devo, tu devi... in napoletano!

Il verbo dovere 

Io devo, tu devi… forse una delle cose più difficili da scrivere in napoletano. Vediamone la coniugazione:
Io aggia
Tu he’
Iss/ess 'adda-ha dda
Nuje amma
Vuje ata

Llore hanna.



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mercoledì 8 aprile 2015

Je vurria... Je vulesse!

Condizionale e congiuntivo in napoletano

Se “io vorrei” è Je vulesse, “volessi” come si dice…?
Sempre alla stessa maniera. In napoletano non esiste, almeno non più, il condizionale. E dunque tutto è tradotto dal congiuntivo. Condizionale e congiuntivo sono la stessa cosa.
Qualcuno potrebbe obiettare con un antimoderno (e antinapoletano!) Je vurria! Come la famosa canzone di Roberto Murolo, I' te vurria vasà, ovvero io vorrei baciarti. Ebbene, una esclamazione del genere non esiste più, e già agli inizi degli anni ’90 suonava come antica e fuori luogo… esistente solo nei testi scritti di opere letterarie.

Dunque, ricapitolando:

Lui vorrebbe -> Isse vulesse
Se lui volesse -> S’iss vulesse
Potresti…? -> Putisse…?

Se tu potessi… -> Si tu putisse…



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